STELLA (SIRIO nel mio caso)
Nel corso dei secoli Sirio è stata oggetto di grande
venerazione ed ha fatto parte dei miti di tutto il mondo. Persino in epoca
moderna, negli anni ‘70, è divenuta protagonista di una teoria molto
controversa, legata agli extraterrestri ed alla tribù Dogon del Mali,
pubblicata dallo studioso Robert Temple.
Tra gli appassionati dibattiti che questa stella
suscita, sussistono varie ipotesi sull’origine del suo nome attuale, la cui
radice sembra risalire alla parola greca Sirio, che significa “fiammeggiante” o
“scintillante”, aggettivo apparentemente dovuto al fatto che si alzava in cielo
nel momento di maggiore calore estivo (conosciuta come “Stella del Cane” era
associata, infatti, alla “canicola” N.d.R.). Alcuni etimologi, tuttavia,
suggeriscono una connessione della stella con l’antico dio Osiride. Ma, di
tutti i nomi e gli epiteti che ha ricevuto, quello che meglio riflette la fama
del suo ruolo nella storia è: “Stella di Iside”.
Nascita di una dea
Fin dagli inizi gli antichi Egizi prestarono
particolare attenzione a Sirio, che identificavano con l’anima della dea Iside.
Ci fu un tempo in cui Sirio non era visibile nel cielo d’Egitto. Questa
circostanza è causata da un fenomeno noto come “precessione degli equinozi”, il
movimento retrogrado dei punti equinoziali in virtù del quale, di anno in anno,
si anticipa leggermente l’inizio delle stagioni. La precessione è, pertanto,
un’oscillazione molto lenta che provoca un effetto peculiare, quasi che il
paesaggio stellare oscillasse avanti e indietro come un pendolo. Dodicimila
anni prima di Cristo, osservando il cielo dall’altopiano di Giza, Sirio si
trovava sotto la linea dell’orizzonte. Fece la sua prima apparizione nei cieli
di questo luogo intorno al 10.500 a.C.
In seguito, subì un’inclinazione di 58 gradi e 43’,
il che significa che era visibile solo da sud, a circa 1,5 gradi sopra la linea
dell’orizzonte. Per gli uomini di quel tempo presenziare alla “nascita” di una
stella così brillante dovette essere una visione impressionante, legata a
significati e messaggi provenienti dagli dei.
L’ascensione di Sirio, inoltre, avvenne mentre la costellazione della Vergine
sorgeva ad est, circostanza che potrebbe spiegare perché la stella divenne il
simbolo della dea vergine. Non sappiamo esattamente quando Sirio venne
identificata con la dea Iside, però l’idea risale all’origine della cultura
egizia e fu dalla “matrice” Iside-Sirio che sorse il bambino divino, Horus, il
cui concepimento e la cui nascita avvennero in modo magico.
La matrice divina
Iside ed Osiride erano due dei quattro figli nati dalla matrice della dea del
cielo, Nut, e del padre Ra, dio del Sole. Gli altri due bambini erano Seth e
Nephti. Osiride prese Iside in sposa e divennero i primi reggenti dell’Egitto.
All’età di 28 anni, Osiride fu assassinato da suo fratello Seth e il suo corpo
venne tagliato in 24 pezzi. Iside recuperò tutti i pezzi eccetto il fallo. Ne
fabbricò quindi uno artificiale per Osiride, poi si sdraiò sopra di lui
prendendo la forma di un falco e restò gravida del suo seme. In seguito, corse
a nascondersi negli acquitrini del Nilo, dando alla luce Horus. Tanto nei Testi
delle Piramidi quanto in altri testi religiosi si riflette il fatto che questo
mito trova la sua controparte nelle stelle, dove Iside è identificata con Sirio
e Osiride con la costellazione di Osiride.
Ricostruendo
l’aspetto che i cieli avevano all’epoca della Prima Era Dinastica (verso il
3300 a.C.) ovvero, appena prima della costruzione della Grande Piramide
(2750-2100 a.C.), scopriamo che la stella Sirio effettuava nei cieli un ciclo
tale da spiegare perché fosse associata ad una nascita magica. A causa del
fatto che la Terra ruota intorno al Sole, durante l’anno le stelle fisse
sembrano spostarsi in relazione a questo movimento. Le osservazioni annuali di
Sirio, ad esempio, dimostrano che c’è un momento in cui la stella si alza ad
ovest, immediatamente dopo il tramonto del sole.
Poi, la stella
scompare nuovamente per un periodo di 70 giorni. Quando tornerà ad apparire,
sorgerà ad est, nel momento che precede l’alba. Questa ri-apparizione è nota
come “ascensione eliaca” della stella. In questo modo, nell’anno 3300 a.C.,
l’ascensione eliaca di Sirio avvenne esattamente il giorno del solstizio
d’estate. La precessione ha fatto sì che, da allora, questa data si sia
spostata di 45 giorni e adesso l’ascensione eliaca di Sirio avviene il 5
agosto.
Tempo di rinascita
La sorprendente congiunzione dell’ascensione eliaca di Sirio e del solstizio
estivo dell’anno 3300 a.C. costituì un potente presagio. Però, allo stesso
tempo, in Egitto ebbe luogo un altro avvenimento che, in modo abbastanza
letterale, provocò la rinascita di tutto il paese: la piena annuale del Nilo.
Dopo la
costruzione della diga di Assuan, avvenuta negli anni ‘60, le inondazioni del Nilo
risultano completamente sotto controllo ma, nell’antichità, il Nilo iniziava ad
ingrossarsi all’inizio di giugno ed inondava tutta la valle verso la fine di
luglio. Sappiamo che gli antichi Egizi credevano che la causa dell’inondazione
fosse l’ascensione eliaca di Sirio, che divenne così il segno che marcava
l’inizio del Nuovo Anno. Esistono alcuni antichi testi che si riferiscono alla
congiunzione del Nuovo Anno, al solstizio estivo, all’inizio della piena ed
all’apparizione di Sirio, dai quali si evince che questo avvenimento era della
massima importanza. Il più antico di tali testi è inciso su di una piccola
tavoletta datata alla I Dinastia (3100 a.C.), dove si legge: “Sirio è colei che
apre l’annuale inondazione”.
Nel suo libro
“Echoes of the Ancient Skies” (Echi degli antichi cieli) l’archeoastronomo Ed
Krupp scrive: “Dopo essere scomparsa dal cielo notturno (per 70 giorni) Sirio
riappare finalmente con l’alba, prima che nasca il Sole. La prima volta che ciò
accade, ogni anno, si denomina l’ascensione eliaca della stella e, in quel
giorno, Sirio rimane visibile solo per un breve periodo di tempo. Nell’antico
Egitto questa riapparizione annuale avveniva intorno al solstizio estivo e
coincideva con la piena del Nilo. Iside, come Sirio, era la “Signora dell’inizio
dell’anno”, poiché per gli Egizi l’anno nuovo era segnalato da quest’evento.
Sirio fa rivivere il Nilo, così come Iside fa rivivere Osiride. Il periodo di
tempo in cui Iside si nascose da Seth corrisponde al lasso di tempo in cui
Sirio scompare dal cielo notturno. Lei diede luce a suo figlio Horus, così come
Sirio dà luce al Nuovo Anno e, nei testi sacri, Horus ed il Nuovo Anno sono
equivalenti. Lei è il veicolo per il rinnovamento della vita e dell’ordine.
Brillando per un momento, in un mattino d’estate, stimola il Nilo ed inizia
l’anno”.
Signora della Piramide
È risaputo che, ad est della Grande Piramide, in passato esisteva un edificio
chiamato “Tempio di Iside”. Nel cosiddetto “Inventario Stella”, datato alla
XXVI Dinastia, Iside è definita la “Signora della Piramide”. Si è perfino
suggerito che la “Quinta Divisione del Duat” (l’oltretomba) descritta nel Libro
dei Morti, nella quale è raffigurata una doppia sfinge gigantesca che
custodisce un’enorme piramide, potrebbe essere una rappresentazione stilizzata
della necropoli di Giza. Se così fosse, potremmo stabilire una relazione
secondo cui, sulla sommità della piramide della Quinta Divisione, al posto del
vertice noto come piramidion, vi sarebbe il “volto di Iside”. Forse, però,
risulterà ancora più convincente il nome di Sirio scritto in caratteri
geroglifici: una stella a cinque punte, un semicerchio ed uno stretto
triangolo. Secondo E.C. Krupp, “un’ultima peculiarità dell’interpretazione che
gli Egizi davano a Sirio sembra vincolarla, tramite il culto di Osiride, alle
Piramidi. Il nome Sirio, scritto in caratteri geroglifici, include il simbolo
di una stella ed altri due simboli che possono essere collegati con il Benben.
Il triangolo, lungo e stretto, ricorda più una piramide o, forse, un obelisco.
Così come il Benben simboleggia l’emergere dell’esistenza dalla non-esistenza,
la nascita del mondo, Sirio commemorava la creazione posandosi sopra il Benben,
fosse esso obelisco, piattaforma d’osservazione o piramide…”
Il Benben al
quale si riferisce Krupp era una pietra sacra che, per un certo periodo, fu
custodita nel “Tempio della Fenice” a Eliopoli, e che servì come modello per il
vertice delle monumentali piramidi e degli obelischi. Il Benben della Grande
Piramide scomparve, però è probabile che fosse scolpito nel granito nero e
ricoperto d’oro, forse per simboleggiare la stella. Tuttavia, la connessione
più convincente, tra quelle esistenti fra la stella Sirio e la Grande Piramide,
risiede nella struttura interiore di quest’ultima. Da ciascuna delle camere
interne della Grande Piramide, quelle del Re e della Regina, si dipartono due
lunghi e stretti passaggi, uno verso nord e l’altro verso sud. Dal 1964
sappiamo che questi passaggi erano allineati astrologicamente con le stelle
quando la piramide fu completata, nell’anno 2500 a.C.
Ne 1987 scoprii che il passaggio sud della camera della Regina era rivolto
verso Sirio. Queste relazioni fra la Grande Piramide e Sirio non ci
sorprendono, poiché la Piramide era, quasi sicuramente, la custode della rinascita
astrale del culto faraonico contenuto nel mito di Iside ed Osiride.
La dea in
viaggio
Durante l’antica civiltà egizia, la celebrazione della nascita del bambino
divino Horus si commemorava all’inizio del nuovo anno, quando la stella Sirio
(Iside) compiva la sua ascensione eliaca, all’alba. Circa trecento anni prima
della nascita di Gesù l’Egitto era caduto sotto il dominio dei Tolomei,
dinastia greca che governò l’Egitto dal 305 a.C. fino al 30 a.C. e la cui
ultima regina fu la famosa Cleopatra VII. Durante questo periodo la capitale
dell’Egitto fu trasferita ad Alessandria, dove s’instaurò il culto
pseudo-egizio di Serapide, un dio nato dalla sintesi del dio egizio Asarhapi
(Osiride-Api), il cui nome significa “Osiride del Nilo”. Iside venne così trasformata
nella consorte di Serapide e il suo culto fiorì in Alessandria ed in tutto il
bacino mediterraneo, essendo adottato da molte delle legioni romane e
percorrendo con loro il cammino verso l’Europa occidentale. Accanto al culto di
Iside si diffuse la celebrazione della nascita di Horus (Harpocrate per i Greci
o Apollo e il Sole Invitto per i Romani).
Stranamente,
quando Giulio Cesare introdusse il calendario giuliano, fu l’astronomo
alessandrino Sosigenis che si occupò di convertire l’antico calendario lunare
nel nuovo calendario solare, prendendo l’idea dagli Egizi, i quali possedevano
un calendario solare già dal 3300 a.C.
Questo calendario faceva coincidere l’Anno Nuovo con l’ascensione eliaca di
Sirio che, all’epoca di Sosigenis, iniziava a luglio. Immagino sia questo il
motivo per cui proprio questo mese fu nominato in onore di Giulio Cesare, la
cui consorte, la regina egizia Cleopatra, fu un’alta sacerdotessa del culto di
Iside.
Un culto con molti dei
Dopo la morte di Cleopatra, l’Egitto si trasformò in una provincia romana nella
quale convivevano una vasta comunità greca e romana (ad Alessandria) e,
soprattutto, un grande numero di Ebrei fuggiti dalla Giudea.
Col sorgere
della nuova cristianità in Egitto, l’antico culto misterico dei faraoni, che si
era mescolato con i culti greci e romani, si unirà alle ideologie
giudeo-cristiane. I principi di questi antichi culti misterici rientravano
nella convinzione che l’immortalità potesse essere raggiunta attraverso gli
insegnamenti iniziatici di un “figlio di Dio morto e resuscitato” e nella
rappresentazione simbolica della sua morte e resurrezione. Il dio fenicio
Adone, il frigio Attis, l’egiziano Osiride e l’alessandrino Serapide divennero
così quasi contendenti all’interno di una dottrina simile.
Come se non bastasse, i Romani avevano importato in Egitto il culto misterico
di Mitra, la cui nascita veniva celebrata al tramonto del 25 dicembre. Non
sorprende, pertanto, che la prima comunità cristiana celebrasse la nascita di
Gesù, il suo “figlio di Dio morto e resuscitato”, proprio il 25 dicembre e con
l’idea che fu una “stella sorta ad oriente” a segnalare l’evento sovrannaturale
della sua nascita.
Il Vangelo
egizioSolo uno dei Vangeli, quello di S. Matteo, parla della nascita di Gesù
collegandola all’apparizione d’una stella e all’arrivo di Re Magi provenienti
dall’oriente, ed è anche l’unico che narra della “fuga in Egitto” intrapresa
dalla Sacra Famiglia. Perché gli altri Vangeli serbano il silenzio su questo
evento? Possiamo dedurne che non si trattò di un avvenimento “storico”, bensì
mitico? Per molto tempo gli studiosi hanno pensato che il Vangelo di S. Matteo
fu probabilmente redatto fra il 40 e l’80 d.C., nella città di Alessandria.
Ebbene, in Alessandria la celebrazione del nuovo giorno e del Nuovo Anno non si
svolgeva all’alba, bensì al momento del tramonto per adattarsi, in questo modo,
ad entrambe le tradizioni: quella ebreo-cristiana e quella romana, nella quale
c’era l’usanza di celebrare tali avvenimenti al tramonto del Sole.
Tenendo a
mente questo particolare, abbiamo esaminato il cielo così come appariva, visto
da est, il giorno 25 di dicembre dell’anno 50 d.C., all’ora del tramonto:
doveva essere identico a quello visibile in Egitto nell’anno 3300 a.C.,
all’alba, quando la “nascita” di Horus dalla matrice di Iside veniva celebrata
dall’ascensione eliaca di Sirio:
• Intorno alle 4:28 (ora GMT) il Sole inizia a porsi 28° a nord-est.
• Circa 35 minuti più tardi, intorno alle 5:03, il sole si è posto
completamente ad ovest. Allo stesso tempo, da est appare la cintura di Orione
all’orizzonte.
• 51 minuti più tardi, alle 5:54, il Sole si è nascosto circa 10° sotto
l’orizzonte e già si scorgono le stelle ad occhio nudo.
• Guardando verso est, la stella Sirio ascende nel cielo (la cintura di Orione
si trova a circa 25° sopra l’orizzonte orientale, dando l’illusione che abbia
annunciato l’ascensione di Sirio).
L’immagine celeste, pertanto, ci dimostra che il 25 dicembre, dopo il tramonto,
erano visibili le tre stelle della cintura di Orione che salivano ad est, come
per annunciare l’arrivo della stella della nascita, Sirio, che avveniva un’ora
dopo. Sarebbe poco probabile che S. Matteo non si fosse accorto di un segno
celeste così potente (che, com’era ben noto, in Egitto segnalava la “nascita
del bambino divino”).
Il simbolo perduto
Sembra
evidente che l’introduzione di un nuovo bambino divino (Gesù) in Egitto e nel
mondo greco-romano risultò benefica e ben accetta, giacché incorporava la
poderosa mitologia di Iside e Sirio.
Pertanto, dobbiamo dedurre che,
all’epoca, Iside e il bambino Horus furono trasformati nella Vergine Maria e
nel bambino Gesù e che la stella Sirio fu convertita nella “Stella d’Oriente”.
Perfino i “tre re” avrebbero il loro simbolismo stellare, essendo identificati
con le tre stelle della cintura di Orione. In quest’ottica, nel suo libro “I
nomi delle stelle: tradizione e significato”, l’astronomo R.H. Allen segnala
che nel folklore europeo la cintura di Orione viene spesso chiamata “dei Magi”
o “dei Tre Re”. L’esperto di Mitologia Cristiana Alvin Boyd Khun scrisse:
“Esiste la leggenda dei Tre Re d’Oriente che vennero a Natale per adorare il
Dio appena nato…dai giorni dell’antichità, i Tre Re furono le tre stelle
visibili della cintura di Orione”. Senza dubbio, le coincidenze sono troppe.
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